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La Rosa: il fiore di Maggio

La Rosa: il fiore di Maggio

Cenni Botanici

Il genere Rosa appartiene alla famiglia delle Rosaceae, e conta circa 150 specie naturali, originarie dell’Europa e dell’Asia, ed un numero infinito di ibridi orticoli.
A seconda della specie si tratta di arbusti dal portamento cespuglioso, sarmentoso, strisciante, dai fiori più o meno grandi, semplici o doppi, singoli o riuniti in grappoli, frutti (acheni) contenuti in un falso frutto chiamato “cinorrodo”. In Italia si trovano allo stato spontaneo diverse specie, la più comune è la Rosa canina, ma anche la Rosa gallica, la glauca e la pendulina.

La coltivazione

La rosa è una pianta adattabile a qualsiasi tipo di terreno, purchè ben lavorato e,concimato, ricco di sostanza organica.
Le lunghe radici scendono molto in profondità quindi predilige la piena terra. Può essere coltivata anche in vaso, ma solo se questo è molto grande e capiente. La concimazione si effettua in primavera con prodotti specifici granulari a lenta cessione. Esige una esposizione in pieno sole e non gradisce posizioni troppo affollate da altre piante e poco ventilate.

La potatura

E’ molto importante potare le piante di rose a fine inverno, per garantire il massimo della fioritura. Le varietà moderne a stelo lungo sono le “Mix Brevettate”, le “Ibride Grandifiore” e le “Grandi Profumi”, si potano basse, a 20-30 cm da terra, o comunque alla distanza suddetta dalla base legnosa. Le antiche invece, necessitano di mantenere i rami forti dell’anno precedente più lunghi, quindi, si eliminano quelli secchi o deboli, e si cimano i rami per dare una forma “pettinata” all’arbusto. Le rose inglesi e le antiche rifiorenti come le “Bourbon” e le “Portland” sono una via di mezzo fra i due gruppi, e si potano a 40-50 cm da terra o dalla base legnosa. Le rose rampicanti devono subire accorciamento dei lunghi getti emessi alla fine dell’estate, senza “vuotare” troppo la parte bassa della pianta. I tagli si effettuano con forbici affilate, eseguendoli a “becco di flauto”, con la parte “appuntita” che porta la gemma.

Flora Toscana

Le Rose Antiche

Ci sono diverse teorie che definiscono quali varietà debbano essere annoverate in questo gruppo. Alcuni autori indicano come il 1867, altri il 1900 ad ancora il 1945 come data ultima (di introduzione sul mercato o in letteratura) per rientrare nel gruppo.

Solitamente non sono rifiorenti, ovvero la maggior parte e soprattutto le più vecchie, fioriscono abbondantemente ma solo in primavera. Altre varietà dei gruppi Ibridi Perpetui, Portland, Bourbon, Cinesi, Moschata sono invece rifiorenti.

Le rose antiche si dividono nei seguenti gruppi:

Alba, Damascena, Gallica, Centifolia, Muscosa, Bourbon, Cinesi, Ibridi Moschata, Ibridi Perpetui, Noisette Rampicanti e Portland.

Le Rose Moderne

Possiamo attribuire il nome di rose moderne a tutte quelle varietà di rosa create dalla fine del 1800, frutto di incroci tra le varie specie originarie di Cina ed estremo oriente.

La rosa moderna più nota è la Tea incrocio tra la Rosa gigantea e la Rosa chinensis.

Le rose moderne possono dividersi :

Ibridi Tè (HT), Polyantha, Floribunde, Miniatura Lillipuziane, Inglesi, Paesaggistiche, Grandi Profumi, Ibridi GrandiFiori e Rose Rampicanti.

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Anigozanthos “Celebrations”

Anigozanthos “Celebrations”

Gli Anigozanthos sono piante erbacee perenni rizomatose della famiglia delle Haemodoraceae, originarie del sud-ovest Australia e chiamate “zampe di canguro” per la somiglianza del fiore ad una zampa quando aperto. Se coltivate in situazioni aride e calde, in estate perdono la parte aerea per germogliare nuovamente in autunno. Le foglie sono lunghe e strette e partono da una rosetta basale. Il rizoma orizzontale ha una linfa che permette alla pianta di resistere a situazioni di aridità estiva. I fiori sono tubulari, coperti da una peluria colorata che li rende di aspetto vellutato e sono portati alla sommità di lunghi steli, adatti anche per essere recisi.

Le nuove varietà della serie “Celebrations” sono cinque e sono state ottenute da ibridatori esperti al Kings Park di Perth in Australia, dopo dieci anni di ricerche condotte per migliorare e creare ibridi più rustici e resistenti alle malattie in colori mai visti in questo genere.

‘Aussie Spirit’: I fiori sono gialli alla base, passando per i verde e finendo con sfumature azzurre.

‘Carnival’: I fiori sono lilla-viola con interno verde chiaro, su fogliame verde bluastro.

‘Cocktail’: Vivido porpora, rosa acceso e blu, per questa incredibile varietà.

‘Fireworks’: Show pirotecnico di rosa elettrico e bluette brillante!

‘Masquerade’ :Fiori blu uniti, con interno verde chiaro.

Queste varietà sono resistenti anche nelle zone costiere con vicinanza del mare, necessitano di irrigazioni più frequenti nel periodo di fioritura, terreno per piante acidofile ben drenato e senza ristagni idrici, una posizione soleggiata o in mezz’ombra. In inverno resistono fino a zero gradi e tollerano brevi punte più basse. Gli steli sfioriti devono essere tagliati per favorire lo sviluppo di nuovi.

Cosa si intende per Concimazione Fogliare?

Di norma i vegetali si nutrono attraverso le radici. Anche le parti aeree delle piante, e in particolare le foglie, sono però in grado di assorbire rapidamente gli elementi nutritivi sciolti in acqua.

Cosa si intende per concimazione fogliare?

La concimazione fogliare consiste nel somministrare la soluzione nutritiva attraverso l’apparato aereo delle piante, anziché attraverso l’apparato radicale. Questa tecnica si è diffusa sempre di più negli ultimi anni quasi a diventare indispensabile in certe situazioni.

Si tratta di apportare gli elementi nutritivi spruzzando la soluzione nutritiva sia sulle foglie che sugli steli. L’efficacia di questa tecnica per alcuni elementi nutritivi e per alcune fasi di sviluppo può essere superiore di 8-10 volte rispetto alla concimazione via radicale.

La risposta della pianta dipende da:

  • specie;
  • titolo del concime;
  • concentrazione della soluzione nutritiva;
  • frequenza delle applicazioni;
  • fase di crescita della pianta.

Si deciderà il titolo di concime più adatto alla fase vegetativa in cui si trova la pianta. Visto che la quantità di nutrienti che essa è in grado di assorbire per via fogliare risulta inferiore al suo fabbisogno, si consiglia di adottare le applicazioni fogliari come integrazione alla concimazione radicale, soprattutto in determinate fasi di sviluppo.

Quando si consiglia?

La nutrizione fogliare è una soluzione eccellente quando l’apparato radicale della pianta non funziona in modo adeguato perché poco sviluppato o in seguito ad un attacco parassitario. Inoltre, risulta ideale quando la capacità di assorbimento delle radici è compromessa da fattori come terreni eccessivamente freddi, un pH elevato, forte competizioni delle infestanti o presenza di nematodi. I fogliari sono perfetti anche come strumento preventivo per evitare e/o contenere situazioni di stress.

Un caso tipico è quando il terreno trattiene gli elementi nutritivi, perché contiene quantità elevate di particelle argillose, o di carbonati, oppure in caso di squilibri tra elementi nutritivi, laddove l’eccesso dell’uno blocca la disponibilità di un altro importante elemento (es: Potassio/Magnesio; Potassio/Calcio; Ammonio/Calcio).

La concimazione fogliare è anche molto utile e importante in tutte quelle fasi in cui si hanno picchi di richieste nutritive che la radice, pur in piena efficienza, non è in grado di soddisfare: ad esempio, le fasi che precedono e seguono la fioritura (es. boro); o per aiutare la pianta a disporre dove servono degli elementi che hanno difficoltà ad essere traslocati (es. calcio), soprattutto in certi particolari momenti in cui stentano ad arrivare agli organi che ne hanno bisogno.

Meccanismo di assorbimento degli elementi nutritivi.

Se si considera la parte aerea della pianta gli elementi nutritivi penetrano principalmente nelle foglie e secondariamente nei frutti, mentre le parti legnose ne assorbono solo una quantità trascurabile. L’assorbimento è maggiore nelle foglie giovani rispetto a quelle adulte.

L’assorbimento degli elementi sulla superficie fogliare avviene attraverso la cuticola, l’epidermide, il tessuto a palizzata, oppure attraverso gli stomi. La traslocazione avviene tramite la linfa elaborata nel floema.

Le aperture fogliari sono molto piccole, per questa ragione è molto importante la dimensione delle molecole; quelle troppo grandi difficilmente potranno beneficiare di un trasporto passivo all’interno della foglia.

Affinché un elemento possa essere assorbito è estremamente importante che rimanga sulla foglia per un periodo relativamente lungo e che non venga dilavato, che la bagnatura sia ben eseguita ovvero omogenea in modo che la superficie di contatto della goccia contenente il principio attivo copra la maggior parte di superficie fogliare.

La velocità di assorbimento degli elementi sulla superficie fogliare dipende dall’elemento stesso; l’azoto, il potassio e il magnesio vengono assorbiti al 50% di quanto somministrato nel giro di qualche ora, il fosforo ha bisogno da 1 a 5 giorni per essere assorbito al 50%, il calcio di 1-2 giorni, il ferro di un giorno per essere assorbito al 10% e di 10-20 giorni per il resto; il manganese e lo zinco di 1-2 giorni, lo zolfo di 8.

A questo punto è bene fare attenzione alle piogge che seguono il trattamento che potrebbero dilavare il prodotto rendendo vana la somministrazione.

All’interno della foglia gli elementi differiscono per la diversa modalità di traslocazione; sono molto mobili azoto, potassio, fosforo, zolfo e cloro, mentre poco mobili sono lo zinco, rame, manganese, ferro e molibdeno.

Va comunque ricordato che sciogliendo un qualunque concime nell’acqua si aumenta la salinità di quest’ultima (conducibilità elettrica), anche se in maniera variabile in funzione delle caratteristiche dei diversi concimi; ne deriva quindi il rischio di ustione fogliare. Di conseguenza si dovrebbero impiegare concentrazioni ridotte di fertilizzanti, che dipendono dalla sensibilità delle diverse colture. Particolare attenzione deve essere posta nella concimazione fogliare delle piante ornamentali, poiché anche piccole ustioni riducono drasticamente la bellezza delle piante e quindi il loro valore commerciale.

Quando è meglio effettuare la concimazione fogliare?

Il consiglio generale è quello di effettuare il trattamento la mattina presto o al tramonto quando le foglie si trovano in pieno turgore, oppure dopo una pioggia. L’aggiunta di un bagnante può favorire l’adesione del prodotto alla superficie fogliare evitando il dilavamento.

La concimazione fogliare deve essere considerata una valida integrazione alla concimazione radicale, non può sostituirla in toto poiché non basterebbe alla nostra coltura per produrre i suoi frutti.

Se vuoi altri consigli per la cura delle tue piante ti potrebbe interessare questo articolo sui Principi Nutritivi delle Piante

Azalea: consigli per la cura e la coltivazione

Cosa c’è di più bello di un arbusto in fiore?

Stiamo parlando dell’Azalea indica, nome botanico rhododendron, che si divide nelle seguenti specie e varietà:

  1. ponticum: arbusto diffuso in tutta Europa, soprattutto nelle brughiere dove può considerarsi quasi infestante. Fiori dal porpora al rosso.
  2. luteum: dà origine agli Ibridi di Azalee decidue. Originario del Causcaso, cresce fino a 3,5 metri.
  3. simsii: è la pianta madre delle Azalee Indica sempreverdi. Alto fino a 2,5 metri, con fiori imbutiformi, dal cremisi al rosso.

La varietà più famosa è senza dubbio Rhododendron simsii, la cui fioritura inizia da fine inverno ad inizio estate.

Ama la posizione di mezz’ombra, fresca, riparata dai venti forti e dal caldo pomeridiano. Perfette le posizioni a nord-est e nord-ovest.

Qual è il terreno più adatto?

L’Azalea prediligi i terreni acidi, morbidi, aerati e ricchi di humus. Cercate di usare terricci specifici per acidofile.

Lo stesso vale per il concime, infatti meglio usare un concime specifico per acidofile, nel periodo da Febbraio a Luglio. Non eccedere nelle somministrazioni. Le Azalee vanno concimate moderatamente, in quanto sono originarie di terreni poveri e hanno un apparato con radici sottili e non fittonanti. Per quanto riguarda l’irrigazione il substrato deve essere sempre leggermente umido (soprattutto durante la stagione calda), ma senza ristagni.
Se vuoi saperne su come nutrire le tue piante, ti potrebbe interessare questo articolo: Elementi nutritivi delle piante

Importante è la potatura, infatti è sufficiente una cimatura leggera dopo la fioritura, necessaria per asportare i fiori secchi (ciò impedisce anche la formazione di semi, che levano energia alla pianta per la successiva fioritura).

L’azalea non è non particolarmente soggetta a malattie e parassiti. Alcune accortezze possono comunque far bene alla pianta. Nei luoghi eccessivamente umidi Oidio e Ruggine (sistemare le piante in luoghi con maggiore circolazione dell’aria). Nei luoghi troppo asciutti Ragnetto Rosso (nebulizzare le foglie). Irrigazioni eccessive portano a marciumi radicali, per cui non lasciare i sottovasi pieni di acqua. Più che da malattie è bene fare attenzione alle ALTERAZIONI FISIOLOGICHE, come Clorosi ferrica (somministrare Ferro Chelato almeno una volta al mese durante il periodo vegetativo) e carenza di Magnesio (utilizzare un concime specifico ricco in Microelementi)

 

Piccole curiosità!

Da Rhododendron hirsutum (Azalea tipica delle nostre zone Dolomitiche) si ricava un ottimo miele.

Tra i Soci di Flora Toscana Lorenzo e Nina, Azienda Floricola Santa Chiara di Lorenzo e Nina Pastori, marito e moglie, sono da sempre produttori di Azalee e Rhododendri in vaso, sia da interno che da esterno. Le loro piante crescono attraverso una corretta concimazione e irrigazione oltre ad un processo di frigo terapia che le rende forti, vigorose e fiorite. Il periodo di maggiore produzione per è la primavera, le Azalee infatti sono una delle piante più regalate per la Festa della Mamma.

Passatempo “I LOVE PRÓTEA” 2023

Tire uma foto a uma prótea e ganhe uma viagem a Florença para 2 pessoas com a Flora Toscana!

Esta é a sua oportunidade de ganhar uma viagem a Florença para 2 pessoas, durante um fim de semana, com direito a alojamento e pequeno-almoço!

As próteas são flores muito bonitas, oriundas da África do Sul, e que se dividem em centenas de subespécies. A Flora Toscana, a maior empresa produtora destas flores na Europa, em conjunto com a revista Jardins, tem uma viagem a Florença para 2 pessoas para lhe oferecer.

Como participar?

Para se habilitar a este prémio, só precisa de nos enviar uma fotografia de uma planta prótea, da família das próteas, plantada na terra, num jardim em Portugal (não podem ser fotos de jardins internacionais) até ao dia 30 de abril. Só serão consideradas fotos de plantas inteiras e plantadas na terra (plantas envasadas serão desclassificadas). Para o fazer, preencha o formulário abaixo.

Todas as fotos que cumpram os requisitos serão publicadas num álbum na página de Facebook da revista Jardins no dia 15 de maio e submetidas a votação do público até ao dia 31 de maio. As 10 mais votadas serão apreciadas por um júri, que vai escolher a vencedora.

Por isso, tem que ter um perfil válido no Facebook – e não se esqueça de convidar os seus amigos para votar na sua foto!

O júri será composto por um representante da Flora Toscana, por Teresa Chambel, diretora da revista Jardins, e por um especialista em próteas.

Qual é o prémio?

Viagem a Florença (com partida em Lisboa) com alojamento e pequeno-almoço incluído, para 2 pessoas, entre os dias 15 e 17 de setembro de 2023.

Quem pode participar?

Podem participar todos as pessoas residentes em Portugal e que sejam maiores de 18 anos.

Apenas serão considerados válidos os participantes que tenham perfil de utilizador de Facebook com dados reais.

O regulamento no site dos Jardins

Leia o regulamento do passatempo aqui.

Le micorrize…cosa sono?

Le micorrize..cosa sono?

Il termine micorriza deriva dal greco: mycos significa fungo e rhiza radice. Le micorrize sono associazioni simbiotiche tra funghi del terreno e radici non lignificate delle piante. La simbiosi ha luogo nell’apparato radicale del vegetale e comporta un reciproco scambio di vantaggi tra i due organismi coinvolti: nel nutrimento e nella creazione di un ambiente favorevole a microrganismi utili e sfavorevole a patogeni e parassiti.

Gran parte della vegetazione del nostro pianeta risulta avere radici associate a funghi micorrizici: l’83% delle dicotiledoni, il 79% delle monocotiledoni formano di solito associazioni micorriziche. Invece le piante appartenenti alle famiglie delle Brassicacee (cavolo o Brassica oleracea), Chenopodiacee (spinacio o Spinacea oleracea) e Proteacee (noce di Macadamia o Macadamia integrifolia) come anche le piante aquatiche, raramente, o mai, hanno micorrize.
Le micorrize sono assenti in radici che crescono in suoli molto secchi, salini o allagati o dove la concimazione del suolo è all’estremo (o troppo alta o molto bassa). In particolare, le micorrize sono assenti in piante coltivate in colture idroponiche o in colture giovani in rapida crescita.

I funghi micorrizici sono formati da fini filamenti tubolari detti ife e le stesse, raggruppandosi, formano il corpo del fungo chiamato micelio. Le sottili ife delle micorrize estendono la portata delle radici nel terreno circostante e facilitano l’acquisizione di elementi minerali, in particolare quelli come il fosforo che sono relativamente immobili nel terreno. In cambio, le piante forniscono carboidrati alle micorrize.

Esistono diversi tipi di micorrize: ectomicorrize ed endomicorrize.

Le ectomicorrize sono funghi che colonizzano soltanto alcune specie di piante, specialmente alberi, formando uno strato fungino attorno alle radici. La radice micorrizata assume un aspetto rigonfio in cui, anche ad occhio nudo,  è possibile osservare un mantello fungino esterno che ricopre gli apici radicali. I tartufi sono l’espressione più conosciuta di questa simbiosi micorrizica.

Le endomicorrize invece sono simbionti che penetrano all’interno dei tessuti della pianta ospite e giocano un ruolo cruciale nella sua capacità di assorbire nutrimento. All’interno delle cellule la micorriza forma strutture ramificate (arbuscoli) e strutture ovoidali (vescicole), mentre esternamente espande il micelio senza andare oltre una distanza di pochi centimetri dalla radice. Le endomicorrize possono colonizzare il 95% delle specie di piante e sono quelle di maggior interesse agricolo perché possono essere un valido aiuto allo sviluppo delle piante da orto e degli alberi da frutto. Esistono molti prodotti per l’agricoltura che uniscono i concimi organici agli inoculi di micorrize da utilizzare al momento del trapianto o della germinazione delle giovani plantule, per tutte le tipologie di colture.

Le micorrize creano una serie di vantaggi per la pianta:

  • incrementano l’apparato radicale, che può arrivare a essere sette volte più esteso rispetto a quello di una pianta normale;
  • generano condizioni favorevoli alla vita di microrganismi utili: alcuni di questi microrganismi presiedono alla trasformazione di diversi elementi nutritivi necessari alla pianta (batteri azoto fissatori), altri microrganismi combattono la diffusione di agenti patogeni, altri ancora ostacolano i nematodi.

I benefici per la pianta sono innumerevoli:

  • Migliore capacità di assorbire acqua ed elementi nutritivi (azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio, ferro, zinco, rame), grazie ai microrganismi della rizosfera. Di conseguenza nella coltivazione serviranno meno fertilizzanti, ottimizzando le sostanze presenti nel terreno, inoltre possono migliorare le qualità organolettiche di verdure ed erbe aromatiche.
  • Migliore resistenza alla siccità, grazie a una maggior capacità di assorbire e immagazzinare acqua, tramite l’apparato radicale più sviluppato. Ciò significa piante da annaffiare meno spesso e una reazione migliore al caldo dei mesi estivi.
  • Miglior resistenza a malattie fungine, osteggiate dalle micorrize con effetto di barriera meccanica.
  • Effetto repellente sui nematodi, grazie ai microrganismi che si sviluppano tra le radici delle piante micorrizate.
  • Minor stress da trapianto per le piantine da orto o floricole, grazie a un apparato radicale più sviluppato e reattivo.

In conclusione, le micorrize permettono di avere piante più vigorose e resistenti alla maggior parte delle avversità (dalla siccità ai patogeni), diminuendo il fabbisogno di concimi minerali.

Bibliografia:

Lincoln Taiz – Eduardo Zeiger  FISIOLOGIA VEGETALE  pp. 176-177

Il nuovo Presidente

Ugo Conforti è il nuovo presidente di Flora Toscana!

L’elezione ha avuto luogo durante l’ultimo CDA di Flora Toscana che si è tenuto Martedì 28 Febbraio a seguito della prematura scomparsa del Presidente Paolo Batoni avvenuta il 20 Febbraio scorso. Marco Innocenti è stato riconfermato vice-presidente.

Ugo Conforti, socio della cooperativa e membro del CDA di Flora Toscana dal 1985, ha ringraziato il consiglio di amministrazione per la fiducia ricordando la figura di Paolo Batoni che ha ricoperto la carica di presidente di Flora Toscana per tre mandati e che è stato un vero e proprio punto di riferimento per soci e collaboratori

“Paolo è stato un uomo, un socio cooperatore, che ha sempre dimostrato valori forti, che sapeva ascoltare, dotato di una grande capacità di mediazione e che nel corso della sua esperienza in cooperativa ha sempre portato avanti un’etica di rispetto e valorizzazione delle persone, un percorso che con l’aiuto dei soci e dei collaboratori mi impegnerò a portare avanti con dedizione”.

Il nuovo presidente è stato presentato ai collaboratori in occasione di un incontro aziendale che ha visto il Direttore Simone Bartoli illustrare il nuovo organigramma, il controllo di Gestione 2022 e il Budget 2023 dove Ugo Conforti ha ringraziato soci e collaboratori per l’ottimo spirito di squadra che contraddistingue la cooperativa e per gli ottimi risultati raggiunti nel 2022 e nei primi 2 mesi del 2023.

Al neo – presidente Ugo Conforti vanno le congratulazioni e gli auguri di un proficuo lavoro da parte del direttore Simone Bartoli, dei collaboratori e di tutta la cooperativa.

Nelle foto di seguito il Presidente con le sue coltivazioni di ortensia e ilex.

Flora Toscana in onda su TVL

Flora Toscana è andata in onda su TVL durante la trasmissione “Ora Verde”.
Le nostre novità spiegate dai nostri esperti, Damiano e Davide, che tra Cymbidium, Camelie, Wax Flower e Bouquet floreali hanno percorso la nostra realtà.

 

Clicca sull’immagine qui sotto per vedere il video, dal minuto 51:12 .

Cymbidium: le orchidee a fiore grande

Cymbidium: le orchidee a fiore grande

Flora Toscana insieme a Barrita Orchids ha selezionato una gamma di Cymbidium per tutti gli amanti delle orchidee. Queste piante sono facili da coltivare e producono fiori grandi e dai colori accesi.

I Cymbidium sono piante meravigliose, infatti hanno la capacità di rigenerarsi ogni anno e di regalare fiori per infinite stagioni.

Ecco alcuni semplici suggerimenti per ottenere il meglio dal tuo cymbidium:

  1. Tienilo umido.

    I Cymbidium tradizionali hanno origine da specie raccolte da alberi nella regione himalayana. In queste regioni predilige un clima monsonico, con una stagione delle piogge e una secca. Le piante quindi si sono evolute per immagazzinare l’umidità negli pseudo bulbi, vere e proprie riserve d’acqua, rendendo il centro della pianta umido in modo che le radici non si secchino mai completamente.

  1. Non dividere.

    Anche se la pianta di Cymbidium sembra un gruppo di bulbi che possono essere divisi, non devono essere divisi. Gli pseudobulbi sono tutti collegati e condividono le risorse energetiche tra loro. La divisione o la rottura ricadrà sulla fioritura dell’intera pianta. Ove possibile, quindi rinvasa piuttosto che dividere la pianta.

  2. Fioritura stupenda.

    Per fiorire bene i Cymbidium hanno bisogno di una netta differenza tra le temperature notturne e diurne, devono rimanere all’aperto in autunno fino a quando le temperature notturne non scendono vicino a 0°C.

  1. Parassiti e malattie.

    Il Cymbidium può essere colpito da afidi, acari e malattie virali.

  1. Concimazione.

    Si consiglia un concime specifico per orchidee da utilizzare nei mesi più caldi (giugno-settembre) per favorirne la crescita in abbinamento ad opportuna coltura.

  2. Terreno.

    Il Cymbidium ha bisogno di una miscela che contenga lana di roccia orticola, perlite e carbone, molto ben drenata!

  3. Esposizione.

    Molta luce, ma evita i raggi diretti del sole. I Cymbidium infatti possono prosperare in pieno sole, purché ci sia umidità nelle radici. Le foglie anche se si scottano con i raggi del sole in estate riusciranno lo stesso a produrre molti fiori.

Quindi pochi semplici step per avere sempre un cymbidium sano e con una fioritura stupenda.

Scopri le varietà sul nostro sito web: https://www.floratoscana.it/Downloads/barrorch-foto.pdf

I nostri Cymbidium in TV

Vai al video della trasmissione

In diretta sulla tv portoghese nella trasmissione Praça da Alegria i nostri Cymbidium a fiore gigante.  Circa 50 varietà di ogni tipo e colore: Márcia, Pamela, Jéssica, Rosa, Amélia, Carla, Laura… ce ne sono per tutti i gusti!

Dal minuto 21,30 potrete vedere Teresa Chambell che illustra e spiega come mantenere al meglio questa bellissima pianta.

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