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Difesa dell’Olivo: come proteggere l’oliveto dall’azione dannosa della mosca

La mosca dell’olivo è l’insetto più importante da cui difendersi nel bacino del Mediterraneo, sia in olivicoltura da olio che da tavola, a causa delle perdite qualitative e quantitative che è potenzialmente in grado di causare alla produzione.

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE DELL’INSETTO

La mosca è un dittero tefritide che vive sull’olivo e sull’olivastro. L’adulto, di circa 4-5 mm, ha il capo globoso e giallastro con occhi verde-bluastro, ali trasparenti e iridescenti con una piccola macchia all’apice. L’addome è castano chiaro con macchie più scure. La femmina ha un ovopositore formato dagli ultimi segmenti addominali e terminante con un aculeo. Il maschio ha un addome arrotondato all’estremità. L’uovo è bianco, opaco, fusiforme, lungo circa 0,8 mm. La larva è di forma conica, apoda, bianca che arriva a misurare 6-7 mm a maturità. La pupa è a forma di bariletto, di colore bruno con leggere solcature trasversali e misura circa 4-5 mm. La mosca dell’olivo trascorre l’inverno come pupa nel terreno.

Ciclo biologico

Gli adulti della mosca compaiono in primavera utilizzando le olive rimaste sulle piante dall’anno precedente come substrato riproduttivo e fonte di alimentazione.

La prima generazione che colpisce le nuove olive inizia più o meno dalla fine di maggio alla fine di giugno (in relazione all’andamento climatico e all’areale), in un periodo che generalmente coincide con la fase fenologica dell’indurimento del nocciolo. La coincidenza dell’inizio delle nuove deposizioni con questa fase fenologica non è comunque una regola ferrea poiché si verificano casi in cui le ovideposizioni iniziano in anticipo anche di una decina di giorni.

Ogni femmina depone solitamente un solo uovo in ogni oliva e può arrivare ad infestarne alcune centinaia. Nei periodi di forte presenza dell’insetto non è però raro trovare olive con 7-10 o più punture di ovideposizione. La puntura appare come una macchia triangolare brunastra lunga 1-1,5 mm, che presenta una fessura a mezza luna alla base.

Dall’uovo, dopo qualche giorno di incubazione, esce la larva. Le larve hanno 3 stadi di sviluppo e crescono alimentandosi della polpa dell’oliva formando una galleria che inizialmente è filiforme e superficiale, poi si approfondisce e aumenta di volume. La larva di terza età scava nella drupa una camera a ridosso del nocciolo e realizza una galleria di 1,5-2 mm di diametro verso l’esterno, lasciando però intatto l’ultimo strato di epidermide dell’oliva. La larva di terza età si impupa nella camera e l’adulto sfrutta la galleria scavata dalla larva per uscire. Il numero di giorni necessari per completare il ciclo varia durante l’anno principalmente in funzione della temperatura. In estate può essere considerato di circa 30 giorni, di cui circa 2-5 trascorsi allo stadio di uovo, 10-12 allo stadio larvale e 15-18 allo stadio di pupa. Sotto i 7-8 gradi centigradi si arresta lo sviluppo delle uova, sotto i 10 gradi quello delle larve. Durante l’estate e soprattutto in luglio-agosto, periodi più o meno lunghi caratterizzati da alte temperature (sopra i 30-33°C) e bassi livelli di UR (≤ 60%), possono provocare la morte di quote consistenti di uova e giovani larve.

Le popolazioni di mosca aumentano generalmente in misura molto consistente in settembre-ottobre ovvero nei mesi prossimi alla raccolta, determinando un danno economico sia a causa della cascola tardiva, sia per i processi ossidativi che interessano la parte di oliva con foro di uscita praticato dalla larva per andarsi ad impupare nel terreno o per permettere lo sfarfallamento dell’adulto dopo lo stadio pupale formatosi nella galleria. In questo caso, in particolare per i produttori in regime di “agricoltura biologica”, è fortemente consigliato di avviare la raccolta già a fine settembre-primi di ottobre e di effettuarla il più rapidamente possibile. In questo modo si prova a contrastare le popolazioni autunnali di mosca e di prevenire o limitare le ovideposizioni e il conseguente sviluppo delle larve.

DANNI

I danni causati dalla mosca olearia sono dovuti alle gallerie scavate dalla mosca e sono sia di tipo quantitativo che qualitativo. Il danno quantitativo è dovuto alla sottrazione della polpa (e quindi dell’olio) da parte delle larve della mosca e al fatto che queste olive marciscono e cadono a terra anticipatamente.

Il danno qualitativo è causato dalla presenza di aria e di acqua nella polpa dell’oliva. Ciò favorisce l’ossidazione dell’olio e il conseguente aumento dei perossidi nell’olio e le fermentazioni dovute a batteri e funghi aumentano l’acidità. Le olive così danneggiate hanno la necessità di essere lavorate prima.

DIFESA

Le attuali normative si fanno sempre più stringenti; attualmente rimangono pochi prodotti chimici utilizzabili nella difesa integrata. Ciò richiede una gestione più attenta del monitoraggio della mosca e conseguentemente dei trattamenti.

Per effettuare un efficace controllo dell’insetto cercando di contenere il più possibile i danni è consigliabile tenere in considerazione i seguenti punti:

  • Tenere in considerazione i dati del Bollettino del Servizio Fitosanitario della Regione di interesse che possono essere un valido ausilio per effettuare trattamenti mirati nell’ottica di una difesa sia biologica che integrata.
  • Il monitoraggio della presenza della mosca è utile per valutare i picchi di volo e stabilire il primo trattamento contro gli adulti:
  1. A partire dal mese di maggio posizionare da 1 a 3 trappole cromotropiche o a feromone per ettaro di oliveto;
  2. Effettuare un controllo settimanale verificando la presenza di adulti di mosca sulle trappole;
  3. Monitorare i “voli” fino a settembre.
  • Da integrare al monitoraggio dei voli è il monitoraggio dell’infestazione delle olive:
    1. Campionare 100-200 olive verificando la presenza di uova, larve di prima, seconda e terza età, pupe e fori d’uscita
    2. Effettuare tale controllo settimanalmente a partire da luglio fino alla raccolta.
  • Il grado di infestazione serve a stabilire la soglia di intervento per effettuare i trattamenti:
    1. 1-2% per trattamenti preventivi
    2. 4-10% per trattamenti ovicidi-larvicidi

Da tenere in considerazione che in caso di alte temperature e bassa umidità relativa la mortalità delle uova e delle larve di mosca è elevata. Pertanto, bisognerà mettere in conto meno trattamenti.

IN AGRICOLTURA BIOLOGICA

Nel caso di agricoltura biologica i prodotti utilizzabili sono:

  • Rame (persistenza 20 giorni in assenza di piogge dilavanti) – ha azione repellente nei confronti degli adulti, riduce l’ovideposizione poiché provoca l’indurimento dell’epicarpo e può avere una certa azione insetticida nei confronti delle larve giovani. Da applicare a tutta chioma.
  • Caolino (circa 2-3 settimane in assenza di piogge dilavanti) – ha, come il rame, le stesse caratteristiche di repellenza e anti-ovideposizione nei confronti degli adulti. Ha azione preventiva ma, a differenza del rame, non è un prodotto fitosanitario per cui non ha alcun intervallo di sicurezza.
  • Zeoliti – minerale di origine vulcanica estratto da giacimenti naturali. Agisce come barriera naturale prevenendo l’ovideposizione delle femmine di mosca.
  • Beauveria bassiana – le spore di questo fungo, una volta distribuite sulla superficie dell’oliva, svolgono un’azione di repellenza all’ovideposizione per cui ha un’azione preventiva. È fondamentale effettuare una bagnatura omogenea della chioma.

Su ampie superfici si consiglia l’impiego di:

  • Trappole del tipo “attrai e uccidi” (attract & kill) – Questi dispositivi attraggono gli adulti tramite feromoni e/o una fonte alimentare per poi ucciderli successivamente per ingestione (con esca avvelenata) o per contatto (con la superficie del dispositivo di solito trattata con insetticida).
  • Spinosad + esca – il prodotto è costituito da un’esca alimentare insieme a Spinosad, sostanza derivante da tossine prodotte da un batterio. La miscela va applicata su porzioni di chioma e sul 50% delle piante, alternando le file o le piante trattate.
  • Trappole per cattura massale – sono dispositivi in plastica attivati con un attrattivo alimentare e/o con un feromone e trattati all’interno con un insetticida piretroide. Vengono appese alle piante tramite un gancio. Il coperchio trasparente consente all’operatore di verificare le catture senza mai entrare in contatto con la sostanza insetticida, la quale rimane all’interno della trappola senza disperdersi nell’ambiente.

…E PER LA LOTTA INTEGRATA

Per quanto riguarda i mezzi di controllo in olivicoltura integrata sono ammessi i seguenti principi attivi:

  • Acetamiprid – principio attivo che appartiene al gruppo dei neonicotinoidi. Agisce prevalentemente per ingestione, caratterizzato da attività citotropica-translaminare (penetra nelle drupe) ed elevata sistemia. Sono ammessi due trattamenti all’anno.
  • Flupiradifurone – appartiene alla famiglia chimica dei butenolidi. Agisce per contatto ed ingestione e per la sua attività citotropica esplica un’azione larvicida. È ammesso un solo trattamento all’anno.
  • Deltametrina e Lambda–cialotrina – appartengono alla famiglia dei piretroidi ed agiscono per contatto ed ingestione. Sono ammessi come principi attivi presenti nei dispositivi tipo “attract & kill”.

Riassumendo quanto detto si ricorda di attuare un monitoraggio costante delle popolazioni di mosca per adottare misure preventive, tempestive e mirate. È necessario comprendere i cambiamenti climatici e adeguarsi a tali condizioni che possano influenzare l’ecologia e il comportamento della mosca.

L’ultimo accorgimento è quello di affidarsi alle conoscenze ed alle competenze di tecnici agronomi che possono dare validi consigli per proteggere i nostri oliveti, preservando la qualità delle olive e dell’ambiente che ci circonda.

Per maggiori e più dettagliate informazioni si consiglia la consultazione dei Bollettini del Servizio Fitosanitario della regione di interesse che forniscono linee guida con l’obiettivo di orientare olivicoltori e tecnici nella scelta delle misure di difesa nel rispetto della normativa vigente.

Articolo di Elisabetta Massi

Fotografie di Wikipedia.it 

Aggiornamento Classificazione Erbicidi HRAC (Herbicide Resistance Action Commitee)

AGGIORNAMENTO CLASSIFICAZIONE ERBICIDI HRAC (Herbicide Resistance Action Commitee)

Dal 2023 il sistema di classificazione degli erbicidi è passato dall’utilizzo delle lettere ai numeri. Ogni numero (come precedentemente ogni lettera) identifica uno specifico meccanismo di azione. HRAC sostiene che un sistema di codici numerici sia più rilevante e sostenibile rispetto alle lettere (tutti comprendono i numeri arabi, compresa la Cina).

Per una migliore comprensione nella tabella sottostante vengono indicati nella prima colonna i codici HRAC secondo la nuova classificazione numerica e nella colonna accanto le lettere corrispondenti alla vecchia classificazione.

Nuovo HRAC Vecchio HRAC MECCANISMO DI AZIONE (MoA) Esempio p.a.
1 A Inibitori Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) propaquizafop, Cletodim, Fenoxaprop-p-etile
1 A Inibitori Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) fluazifop-p-butile,Quizalofop-p-etile puro
2 B Inibitori Acetolattaso sintasi (ALS) imazamox
5 C1 Inibizione fotosintesi a livello del fotosistema II – Serine 264 fenmedifam puro, lenacil, metribuzin
6 C3 Inibizione fotosintesi a livello fotosistema II – Istidine 215 piridate, bentazone
14 E Inibizione enzima protoporfirinogeno ossidasi (PPO) oxyfluorfen, pyraflufen-etile
34 F3 Inibizione biosintesi del licopene ciclasi clomazone
9 G Inibitori dell’enzima EPSP sintetasi glifosate
3 K1 Inibizione dell’assemblaggio dei microtubuli pendimetalin, propizamide
15 K3 Inibizione della divisione cellulare metazaclor
29 L Inibizione della sintesi parete cellulare (cellulosa) isoxaben
4 O Azione simile all’acido indolacetico (auxine sintetiche) 2,4-D, MCPA, clopiralid, fluroxipir
4 O Azione simile all’acido indolacetico (auxine sintetiche) triclopir, dicamba
0 Z Meccanismo sconosciuto acido pelargonico

Per l’articolo completo clicca qui: https://www.floratoscana.it/2024/02/cosa-si-intende-per-resistenza-agli-agrofarmaci/

La Mimosa e la storia della Festa della Donna

La Mimosa e la storia della Festa della Donna

In occasione della Festa della Donna, immergiamoci nella storia che ha portato la mimosa ad essere il simbolo intramontabile di questa giornata dedicata tutte le donne del mondo.

Siamo nel 1946, un momento cruciale nella storia delle donne italiane. In un periodo post-bellico, dove le donne cercavano di far sentire la propria voce e ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Durante una manifestazione a Roma,  Rita Montagnana, antifascista che aveva preso parte alle lotte partigiane, e Teresa Mattei, militante comunista, scelsero la mimosa come simbolo della loro lotta.

La mimosa, con i suoi fiori gialli luminosi e profumati, era oltretutto anche un fiore molto economico e rappresentava la speranza e la vitalità in un momento di rinascita e cambiamento.La scelta della mimosa andava oltre il semplice aspetto estetico del fiore. Crescendo rigogliosa in marzo, la mimosa simboleggiava la forza intrinseca delle donne, che non solo sopravvivono ma fioriscono anche nelle circostanze più difficili.

La scelta della data dell’8 marzo è invece varia e controversa, vi sono infatti varie versioni, dall’8 Marzo 1908 in ricordo di un terribile incendio in una fabbrica tessile di New York nel quale morirono molte donne che vi lavoravano, all’ 8 Marzo 1917 dove a  San Pietroburgo, si tenne una manifestazione organizzata dalle donne che rivendicavano la fine della guerra.

Certo è che nel 1977 le Nazioni Unite riconoscono ufficialmente l’8 Marzo come la Giornata Internazionale delle Donne.

Questo giorno si è trasformato nel tempo in un momento di celebrazione, riflessione e azione per promuovere i diritti delle donne in tutto il mondo.

La mimosa, con la sua connessione a questo capitolo significativo della storia femminile, continua a essere un simbolo tangibile di progresso e impegno per un futuro più equo.

La mimosa, con il suo nome botanico acacia dealbata, è un fiore dal fascino unico che incanta i nostri sensi. Originaria dell’Australia, questa pianta è stata introdotta in Europa nel 19° secolo e ha rapidamente conquistato il cuore di molte culture, diventando un simbolo di gioia e vitalità.

La mimosa è spesso regalata insieme alle classiche rose rosse. Mentre le rose simboleggiano l’amore romantico, la mimosa aggiunge uno strato di apprezzamento e rispetto alle donne. L’unione di queste due meraviglie floreali diventa un gesto carico di significato, esprimendo affetto, ammirazione e riconoscimento per la forza e la bellezza delle donne.

Flora Toscana

Cosa si intende per resistenza agli agrofarmaci?

AGROFARMACI: GESTIONE DELLE RESISTENZE

I prodotti fitosanitari, noti anche con il termine di “agrofarmaci”, “fitofarmaci”, “antiparassitari” o “pesticidi”, sono utilizzati per il controllo di qualsiasi organismo nocivo per le piante coltivate (insetti, acari, funghi, batteri, roditori, ecc.), oltre che per l’eliminazione delle erbe infestanti e la regolazione dei processi fisiologici dei vegetali. Dai prodotti fitosanitari sono comunque esclusi i fertilizzanti, ovvero i prodotti utilizzati per la nutrizione delle specie vegetali coltivate e per il miglioramento della fertilità del terreno.

Dagli ultimi regolamenti europei riguardanti la revisione dei prodotti fitosanitari si evince che la tendenza è quella che porterà alla riduzione del numero delle sostanze attive ammesse e inevitabilmente ciò porta all’attualità il tema delle resistenze agli agrofarmaci.

COSA SI INTENDE PER RESISTENZA AGLI AGROFARMACI? 

Con il termine resistenza si intende una riduzione della sensibilità di un organismo (patogeno o fitofago) nei confronti di una sostanza attiva che può venire ereditata dalla progenie, compromettendone l’efficacia. La prevenzione dello sviluppo della resistenza alle sostanze attive è pertanto un aspetto importante da tenere in considerazione nell’impostazione delle strategie di difesa e diserbo, per cui diventa necessario conoscere i meccanismi chimici attraverso i quali agiscono i prodotti agrofarmaci.

COME SI PUò SVILUPPARE LA RESISTENZA AGLI AGROFARMARCI?

Con l’acronimo MoA (Mode of Action – Modalità d’azione) viene identificata la modalità di azione di una sostanza attiva nei confronti degli organismi bersaglio. Sostanze attive aventi la stessa modalità d’azione, usate ripetutamente sulla stessa coltura, su uno stesso appezzamento di terreno o nella medesima zona, possono portare all’insorgere di resistenza da parte dell’avversità da controllare. L’impiego ripetuto della stessa sostanza attiva, infatti, esercita una pressione favorevole nei riguardi degli individui resistenti avvantaggiandoli rispetto a quelli sensibili.

QUALI ACCORGIMENTI SONO NECESSARI PER EVITARE L’INSORGERE DI RESISTENZA?

Per evitare l’insorgere delle resistenze è necessario gestire l’impiego dei prodotti fitosanitari con appropriate strategie di difesa che mantengano inalterata anche in futuro l’efficacia delle diverse sostanze attive. Infatti, la buona pratica agricola impone di alternare, nell’arco del ciclo colturale, sulla medesima avversità, agrofarmaci aventi modalità di azione diversa.

Flora Toscana

RESISTENZA VERSO I FUNGHI PATOGENI

I funghi fitopatogeni hanno messo in atto meccanismi metabolici per arginare l’azione tossica delle molecole chimiche. Alcuni funghi patogeni sono in grado di alterare bio-chimicamente il sito recettore della molecola chimica in modo da non renderlo più compatibile con la molecola fungicida, altri sviluppano un percorso metabolico alternativo, altri ancora riescono a disattivare la molecola chimica stessa.

In base al meccanismo di azione dei fungicidi è possibile distinguere:

  • fungicidi monosito: con meccanismo di azione specifico ovvero il principio attivo attacca il fungo parassita in un solo punto; sono considerati a medio-alto rischio resistenza (p.a. azoxystrobin, pyraclostrobin, difenoconazolo, penconazolo, tetraconazolo);
  • fungicidi multisito: attivi su più siti della cellula fungina ovvero l’attacco del fungo avviene in punti diversi; sono considerati a basso rischio resistenza (p.a. rame, zolfo, metiram).

La comparsa della resistenza si evidenzia con la mancanza totale o parziale di attività fungicida che porta l’agricoltore ad aumentare sempre di più le dosi di applicazione e i numeri di trattamenti al fine di contenere i danni della malattia entro limiti accettabili.

La classificazione dei fungicidi si basa sull’attribuzione di codici FRAC a gruppi di principi attivi che si differenziano in base all’azione metabolica del fungo su cui essi agiscono ed è consultabile sul sito FRAC (www.frac.info).

A titolo esemplificativo nella tabella sottostante si riportano alcuni principi attivi con loro codice FRAC e relativo meccanismo di azione.

CODICE FRAC MECCANISMO D’AZIONE (MoA) Esempio p.a.
4 METABOLISMO DEGLI ACIDI NUCLEICI metalaxil
8 METABOLISMO DEGLI ACIDI NUCLEICI bupirimate
22 CITOSCHELETRO E PROTEINE MOTRICI zoxamide
43 CITOSCHELETRO E PROTEINE MOTRICI fluopicolide
50 CITOSCHELETRO E PROTEINE MOTRICI metrafenone
7 RESPIRAZIONE flutolanil/boscalid/fluopyram
11 RESPIRAZIONE pyraclostrobin/azoxystrobin
11 RESPIRAZIONE kresoxim-methyl/trifloxystrobin
45 RESPIRAZIONE ametocradina
9 AMINOACIDI E SINTESI PROTEICA ciprodinil/pirimetanil/

mepanipirim

12 TRASDUZIONE DI SEGNALE fludioxonil
14 SINTESI DEI LIPIDI O TRASPORTO/INTEGRITA’ DI MEMBRANA O DI FUNZIONE tolcoflos-metile
28 SINTESI DEI LIPIDI O TRASPORTO/INTEGRITA’ DI MEMBRANA O DI FUNZIONE propamocarb
3 BIOSINTESI DI STEROLO NELLE MEMBRANE (Fung. DMI – IBE classe I) difenoconazolo/

penconazolo

3 BIOSINTESI DI STEROLO NELLE MEMBRANE (Fung. DMI – IBE classe I) tetraconazolo/triticonazolo
40 BIOSINTSI DELLA PARETE CELLULARE mandipropamid
27 MECCANISMO DI AZIONE SCONOSCIUTO cymoxanil
M01 PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO rame
M02 PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO zolfo
M03 PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO metiram
M04 PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO folpet/captano
M09 PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO ditianon
NC NON CLASSIFICATO oli minerali/oli inorganici
NC NON CLASSIFICATO sali inorganici/bic. di potassio
NC NON CLASSIFICATO materiale di origine biologica
P 01 INDUZIONE DELLE DIFESE NELLA PIANTA OSPITE acibenzolar-S-metile
P 04 INDUZIONE DELLE DIFESE NELLA PIANTA OSPITE laminarina
P 07 INDUZIONE DELLE DIFESE NELLA PIANTA OSPITE fosetil-Al/acido fosforoso
BM 01 PRODOTTI BIOLOGICI CON PIU’ MODALITA’ DI AZIONE eugenolo, geraniolo, timolo
BM 02 PRODOTTI BIOLOGICI CON PIU’ MODALITA’ DI AZIONE Bacillus spp, Coniothyrium spp
BM 02 PRODOTTI BIOLOGICI CON PIU’ MODALITA’ DI AZIONE Pseudomonas spp, Saccharomyces spp
BM 02 PRODOTTI BIOLOGICI CON PIU’ MODALITA’ DI AZIONE Streptomyces spp, Trichoderma spp

RESISTENZA VERSO GLI INSETTI PATOGENI

Per quanto riguarda gli insetti l’instaurarsi di fenomeni di resistenza agli insetticidi dipende dalle caratteristiche della specie dannosa considerata (velocità di sviluppo e numero di generazioni annuali) e al suo ruolo nella coltura considerata, che può implicare ripetuti interventi di difesa. Anche le caratteristiche del prodotto utilizzato come persistenza e numero di applicazioni sono importanti da considerare.

La banca dati dell’IRAC che raggruppa le sostanze attive ad azione insetticida in base alla loro modalità di azione (MoA) è consultabile sul sito IRAC (www.irac-online.org).

CONSIGLI UTILI SULLE MISCELE DI INSETTICIDI

Le miscele di insetticidi (nel serbatoio o in miscela pre-formulata) sono usate per diversi scopi. Se usate in un programma di rotazione dei prodotti, le miscele possono fornire un valido ausilio nel controllo delle resistenze.

Le seguenti considerazioni sono importanti nella gestione delle resistenze in caso di miscele di insetticidi:

  • Le miscele insetticide dovrebbero contenere principi attivi con diverso meccanismo di azione (codici IRAC diversi).
  • Evitare l’utilizzo in miscela di principi attivi aventi nomi diversi ma stesso meccanismo di azione e quindi stesso codice IRAC.
  • Nel caso di miscele di diversi prodotti insieme nello stesso serbatoio seguire le istruzioni di etichetta di ogni componente.
  • I singoli prodotti insetticidi scelti per la miscela devono essere efficaci nei confronti dello specifico stadio di sviluppo dell’insetto da trattare.

Flora Toscana

A titolo esemplificativo nella tabella sottostante si riportano alcuni principi attivi con loro codice IRAC e relativo meccanismo di azione.

CODICE IRAC MECCANISMO D’AZIONE (MoA) Esempio p.a.
1 INIBITORI DELL’ACETILCOLINESTERASI (AChE) pirimicarb
1 INIBITORI DELL’ACETILCOLINESTERASI (AChE) fosmet
3 MODULATORI DEL CANALE DEL SODIO cipermetrina, deltametrina, esfenvalerate
3 MODULATORI DEL CANALE DEL SODIO etofenprox, lambda-cialotrina, tau-fluvalinate
3 MODULATORI DEL CANALE DEL SODIO teflutrin, piretrine (piretro)
4 ACETILCOLINA MIMETICI, AGONISTI DEL RECETTORE NICOTINICO DELL’ACETILCOLINA acetamiprid
4 ACETILCOLINA MIMETICI, AGONISTI DEL RECETTORE NICOTINICO DELL’ACETILCOLINA sulfoxaflor
4 ACETILCOLINA MIMETICI, AGONISTI DEL RECETTORE NICOTINICO DELL’ACETILCOLINA flupyradifurone
5 ATTIVATORI ALLOSTERICI DEL RECETTORE NICOTINICO DELL’ACETILCOLINA spinosad, spinetoram
6 ATTIVATORI DEL CANALE DEL CLORO abamectina, emamectina benzoato, milbemectina
7 ANALOGO DELL’ORMONE GIOVANILE piriproxifen
10 INIBITORE DELLA CRESCITA DEGLI ACARI clofentezine, exitiazox
10 INIBITORE DELLA CRESCITA DEGLI ACARI etoxazole
11 INTERFERENTE MICROBICO DELLE MEMBRANE DELL’INTESTINO MEDIO Bacillus thuringiensis subsp. aizawai
11 INTERFERENTE MICROBICO DELLE MEMBRANE DELL’INTESTINO MEDIO Bacillus thuringiensis subsp. Kurstaki
16 INIBITORI DELLA BIOSINTESI DELLA CHITINA buprofezin
18 ANALOGHI DELL’ORMONE DELLA MUTA DELL’ECDISONE metossifenozide, tebufenozide
20 INIBITORI DEL COMPLESSO III MITOCONTRIALE acequinocil
20 INIBITORI DEL COMPLESSO III MITOCONTRIALE bifenazate
21 INIBITORI DEL COMPLESSO I MITOCONTRIALE fenazaquin, fenpiroximate, pyridaben
22 BLOCCO DEI CANALI DEL SODIO metaflumizone
23 INIBITORE DELL’ACETILCOENZIMA CARBOSSILASI spiromesifen, spirotetramat
25 REGOLATORE DELLA CRESCITA cyflumetofen
28 MODULATORE AGONISTA DEI RECETTORI RIANODINICI cyantraniliprole, clorantraniliprole
29 MODULATORE DI ORGANI CORDOTONALI flonicamid
UN COMPOSTI CON SITO DI AZIONE NON-CONOSCIUTO O INCERTO azadiractina
UN COMPOSTI CON SITO DI AZIONE NON-CONOSCIUTO O INCERTO zolfo
UNM DISGREGATORI MECCANICI E FISICI NON SPECIFICI Olio minerale
UNF AGENTI FUNGINI CON SITO DI AZIONE NON-CONOSCIUTO O INCERTO Beauveria bassiana, Paecylomices fumosoroseus

RESISTENZA AGLI ERBICIDI

Tra le specie infestanti vi è un numero limitato di piante che naturalmente riescono a sopravvivere nonostante il trattamento erbicida. L’uso ripetuto sullo stesso terreno di uno stesso erbicida o di principi attivi diversi aventi lo stesso meccanismo di azione porta all’eliminazione delle piante sensibili mantenendo quelle resistenti che tendono a moltiplicarsi selezionando popolazioni resistenti.

Le malerbe acquisiscono resistenza agli erbicidi attraverso due meccanismi:

  • modificazioni del sito d’azione attraverso mutazioni del gene che codifica per il sito bersaglio dell’erbicida. Questo meccanismo è favorito dall’utilizzo di alte dosi di erbicida.
  • Alcune piante riescono a detossificare il principio attivo in sostanze non dannose (resistenza metabolica)

Al fine di facilitare la scelta degli erbicidi per la gestione delle resistenze, il comitato di azione sulla resistenza degli erbicidi HRAC ha codificato ciascun meccanismo di azione con una lettera dell’alfabeto (A, B, C ecc.); nel caso in cui l’erbicida agisca in siti diversi è stato aggiunto anche un numero per ogni sottogruppo (C1, C2 ecc.). Quindi, per impostare un corretto piano di diserbo, basterà alternare o miscelare gli erbicidi contrassegnati da lettere diverse.

A titolo esemplificativo nella tabella sottostante si riportano alcuni principi attivi con loro codice HRAC e relativo meccanismo di azione.

GRUPPO MECCANISMO DI AZIONE (MoA) Esempio p.a.
A Inibitori Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) propaquizafop, cletodim, fenoxaprop-p-etile
A Inibitori Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) fluazifop-p-butile, quizalofop-p-etile puro
B Inibitori Acetolattaso sintasi (ALS) imazamox
C1 Inibizione fotosintesi a livello del fotosistema II – Serine 264 fenmedifam, lenacil, metribuzin
C3 Inibizione fotosintesi a livello fotosistema II – Istidine 215 piridate, bentazone
E Inibizione enzima protoporfirinogeno ossidasi (PPO) oxyfluorfen, pyraflufen-etile
F3 Inibizione biosintesi dei carotenoidi clomazone
G Inibitori dell’enzima EPSP sintetasi glifosate
K1 Inibizione dell’assemblaggio dei microtubuli pendimetalin, propizamide
K3 Inibizione della divisione cellulare metazaclor
L Inibizione della sintesi parete cellulare (cellulosa) isoxaben
O Azione simile all’acido indolacetico (auxine sintetiche) 2,4-D, MCPA, clopiralid, fluroxipir
O Azione simile all’acido indolacetico (auxine sintetiche) triclopir, dicamba
NC Meccanismo sconosciuto acido pelargonico

Il panorama fitosanitario nel breve periodo sarà rappresentato da pochi prodotti agrofarmaci ovvero pochi principi attivi che rimarranno e che dovranno essere preservati, pertanto, dovremmo averne particolarmente cura con un utilizzo razionale possibilmente integrandoli a prodotti alternativi, biostimolanti, corroboranti o ad altri a basso impatto ambientale affinché si riduca l’effetto residuale sui prodotti commestibili e l’impatto chimico sull’ambiente agricolo.

Per maggiori informazioni può essere utile la consultazione dei seguenti siti:

Articolo di Elisabetta Massi

My Plant & Garden 2024 – risultati

Si è conclusa la settima edizione del Myplant & Garden, la fiera internazionale che si è tenuta a Milano dal 21 al 23 Febbraio compreso e che ha visto una grande partecipazione sia di visitatori che di espositori. Anche il nostro stand è stato frequentatissimo, grande interesse hanno riscosso i nostri prodotti: bouquet e rose Fairtrade, le piante di proteaceae e per il vasto assortimento del nostro reparto dedicato ai prodotti per l’agricoltura.

Un grazie a tutti coloro che ci hanno fatto visita.

H.F.P. “HUB per la commercializzazione dei fiori e delle piante coltivati all’interno del distretto secondo metodi ecocompatibili”

Flora Toscana

PSR 2014-2022 Regione Toscana 

Piano Integrato Distretto (P.I.D.)

Distretto Rurale florovivaistico di Pistoia e Lucca

Annualita’ 2019

PROGETTO n. 5/2019

 Denominazione

 H.F.P. “HUB per la commercializzazione dei fiori e delle piante coltivati all’interno del distretto secondo metodi ecocompatibili”

CAPOFILA: FLORA TOSCANA SOCIETA’ AGRICOLA COOPERATIVA

 

Sintesi del progetto

Il P.I.D. del distretto florovivaistico interprovinciale Pistoia e Lucca prende le mosse dall’esigenza di dotare la vasta area distrettuale, che interessa 20 Comuni di 2 Province per un totale di 46.581 ettari di terreno coltivato e 1.707 addetti, di una struttura che favorisca la valorizzazione e la commercializzazione dei fiori e delle piante prodotti dalle aziende floricole e da quelle vivaistiche del distretto. In sintesi si prevedono azioni di innovazione ed implementazione delle dotazioni aziendali oltre a interventi, da parte delle aziende, di efficientamento e di risparmio energetico nonché per l’utilizzo di energie rinnovabili-

Obiettivi

Gli obiettivi del P.I.D. sono essenzialmente finalizzati a rimuovere gli ostacoli allo sviluppo tecnologico e commerciale ed a favorire la progressiva affermazione delle attività, non solo floricole e vivaistiche, allocate all’interno dell’area distrettuale. In pratica le azioni progettuali, e quindi gli investimenti previsti dal P.I.D., vanno in 2 direzioni:

–          a livello aziendale, gli interventi sono finalizzati ad innovare ed implementare la dotazione dell’impresa e a consentire l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, aumentando la concorrenzialità, la sicurezza, l’efficienza e la sostenibilità ambientale delle attività floricole e di quelle vivaistiche;

–          a livello distrettuale, creando una struttura commerciale e di servizio, finalizzata a sostenere un processo di valorizzazione non solo delle produzioni floricole, ma anche di quelle vivaistiche, a ridurne l’impatto ambientale, a presentare sul mercato offerte adeguate per rispondere alla domanda estera e della GDO, a favorire la programmazione della produzione floricola e vivaistica.

Faranno da corollario agli obiettivi sopra menzionati investimenti destinati allo sviluppo di: tracciabilità dei prodotti, valorizzazione varietà autoctone toscane, economia circolare, recupero contenitori vasetteria ed altri a carattere ambientale.

I Partecipanti

I partecipanti diretti (PD) del PID risultano essere 13, tra cui Flora Toscana sac, che riveste anche il ruolo di capofila. Al progetto partecipano come Indiretti altri 15 soggetti, a titolo diverso. Ecco il dettaglio dei P.D.

A1.1  –  FLORA TOSCANA sac  – PESCIA

A2.1  –  DEL MINISTRO GIAMPIERO   –  PESCIA

A3.1  –  A5.1  –  SOCIETA’ AGRICOLA NANNINI VASCO E F.LLI S.S.   –   PESCIA

A4.1.1  –  GIUSTI NICOLA  –  PESCIA

A5.1  –  SOCIETA SEMPLICE ‘AGRICOLA AMMAZZINI PIANTE DI GIANLUCA E MASSIMO  –  PESCIA

A6.1  –  ALTOPASCIO BLUMEN DI PAGANELLI E PAGNI SOCIETA’ AGRICOLA  –  ALTOPASCIO

A7.1  –  FLORICOLTURA FRATELLI BEVILACQUA SOCIETA’ AGRICOLA   –    S.PIETRO A VICO LUCCA

A8.1  –  AZIENDA AGRICOLA ANDREANI EDOARDO DI ALESSANDRO E PIERO ANDREANI SOCIETA’ SEMPLICE   –   PESCIA

A9.1  –  ABR SS S.S. DI BERTACCA GUIDO   –   VIAREGGIO

A11.1  –  SOCIETA’ AGRICOLA GIORGIO TESI VIVAI S.S.    –     PISTOIA

A12.1  –  LENZI   MAURIZIO   –    PESCIA

A13.1  –  AZ. FLOROVIVAISTICA GIUSTI MASSIMILIANO   –   MONTECARLO

 

Il progetto in valori

Totale INVESTIMENTI previsti € 3.277.556,57

Totale CONTRIBUTO previsto € 1.311.022,63

Accordo di Distretto

Come tutti i progetti integrati è previsto un accordo tra i diversi partecipanti. L’accordo di Distretto ha una durata di anni 5 dal decreto di approvazione del progetto (decreto n.8807 in data 09/06/2020).

Note progettuali

Il progetto è stato approvato in data 09/06/2020 delibera Giunta regionale n.8807.  Nel corso del 2024 è stata concessa una proroga fino alla data del 26.09.2024. Entro tale data tutti i progetti dovranno essere chiusi e rendicontati sul sistema Artea. Il termine ultimo per la presentazione della relazione tecnica del PID realizzato, da parte del capofila, è fissato al 28/10/2024.

Il ruscus e la sua coltivazione

Ruscus (Danae Racemosa L.)

Le coltivazioni di fronda ornamentale hanno assunto negli ultimi decenni una crescente importanza nel panorama floricolo italiano. Un posto di primo piano è rappresentato dal Ruscus, la cui coltivazione come fronda recisa risale agli anni ’20 del secolo scorso in Liguria, per poi diffondersi su larga scala anche in altri comprensori italiani moltiplicando la sua superficie coltivata.

La crescente importanza della coltura e la necessità di una specializzazione degli operatori hanno prodotto nel tempo una richiesta di maggiore conoscenza delle esigenze e delle potenzialità colturali di questa specie, al fine di ottenere produzioni superiori sia in termini di quantità che di qualità e di razionalizzare le operazioni colturali attraverso una corretta gestione della pianta.

Descrizione della pianta

Il Ruscus appartiene alla famiglia delle Liliaceae (oppure Asparagaceae secondo altre classificazioni); è una specie erbacea sempreverde, originaria del Nord della Siria e dell’Iran ed introdotta in Europa nel 1713. Si caratterizza per la presenza di steli ramificati (le fronde) con un asse centrale robusto ed eretto, con ramificazioni che portano 2-10 fillocladi (steli appiattiti con aspetto di foglie) laterali inseriti con disposizione alterna; l’apice della singola ramificazione reca l’infiorescenza oppure è abortito.

L’altezza della fronda varia da 10-15 cm nelle piante più giovani, fino ad arrivare a 120 cm su piante adulte e vigorose con numero di fillocladi che varia da 10 ad oltre 300.

Gli internodi hanno la lunghezza maggiore nella parte basale e mediana della fronda e minore in quella apicale. I fillocladi sono di forma ovato-lanceolata leggermente asimmetrici di colore verde scuro, lucidi; le loro dimensioni sono maggiori nella parte mediana e basale della fronda e minori nonché di forma più allungata nella parte apicale.

Il fiore è un’infiorescenza composta da 2-7 fiori bianco giallastri brevemente peduncolati e il frutto è una bacca sferica che maturando diventa color rosso arancio di consistenza carnosa di 1-1,5 cm di diametro.

La parte sotterranea della pianta comprende un corto rizoma (n.d.r. fusto modificato sotterraneo con andamento orizzontale) su cui sono inserite numerose gemme di colore bianco giallastro disposte in gruppi, esternamente ricoperte da squame.

Le radici sono carnose, spesse e robuste di colore biancastro, poco ramificate ed inserite su tutta la lunghezza del rizoma.

Le fronde emergono dal terreno in un periodo molto ristretto (fine marzo-metà aprile); inizialmente hanno l’aspetto dei turioni come nell’asparago, con le ramificazioni ricoperte dalle scaglie (che rappresentano le vere foglie).

Propagazione

Il Ruscus si riproduce per seme prodotto annualmente, la raccolta di esso si effettua tra febbraio e marzo quando la bacca è rossa e leggermente raggrinzita. La semina avviene a marzo dello stesso anno, dopo aver ripulito bene i semi dai tegumenti. Il letto di semina deve essere preparato su terreno sciolto e ammendato con sabbia e torba; dopo averlo livellato e spianato si distribuiscono i semi a spaglio che poi saranno ricoperti da un leggero strato di torba o terriccio.

Il semenzaio deve essere coperto con una rete ombreggiante su tutti i lati. La germinazione avviene dopo 8/10 mesi, le plantule rimangono in semenzaio circa 2 anni, tempo necessario alla formazione di un buon apparato radicale e all’emissione di 1-2 turioni. Successivamente le piantine vengono trasferite in vivaio per altri due anni, in questo periodo la pianta svilupperà il rizoma ed un numero più elevato di turioni.

In vivaio le piante vengono trapiantate ad una distanza di circa 5 cm l’una dall’altra su terreno ben lavorato e drenato, arricchito di sostanza organica. In questa fase si iniziano le più comuni pratiche colturali, leggere irrigazioni, fertirrigazione completa a bassa concentrazione e trattamenti antiparassitari. Le piante ottenute da seme vanno in produzione dal 5-6° anno dalla semina.

La moltiplicazione del Ruscus può essere fatta anche per divisione di ceppaia utilizzando piante madri adulte di diversi anni; si effettua quando la parte aerea è in stasi vegetativa.

Esigenze di terreno ed impianto

Il Ruscus predilige terreni di medio impasto, sciolti ben drenanti, freschi, ricchi di sostanza organica con pH compreso tra 5,5 e 7.

Prima dell’impianto è opportuno fare un’analisi chimico-fisica del terreno al fine di effettuare un’idonea correzione al momento della preparazione dello stesso. Il terreno deve essere lavorato ad una profondità di 40-50 cm per facilitare lo sgrondo delle acque. Con questa operazione si provvede all’interramento di concime organico di base quindi si procederà ad una fresatura per sminuzzare le zolle. Con una seconda fresatura, limitata alla superficie da piantare, si provvederà all’interramento di eventuali altri concimi, ammendanti e correttivi se necessari.

La messa a dimora delle piantine va effettuata da settembre a febbraio sia per piante provenienti da seme che per piante provenienti da divisione di ceppaia; la densità è di circa 10 piante/mq con distanza di 40-50 cm fra le piante e di 80 cm fra le file. Per contenere le erbe infestanti si può effettuare una pacciamatura con lolla di riso o corteccia di pino. In alternativa si possono utilizzare prodotti diserbanti ad azione anti-germinante.

Esigenze ambientali

Il Ruscus è una pianta sciafila (predilige l’ombra), con scarse esigenze di luce (in natura è diffusa nel sottobosco); la riduzione di energia radiante viene ottenuta tramite applicazioni di reti ombreggianti. La copertura ombreggiante viene sistemata a 2-2,5 metri di altezza; in genere si usano reti in polietilene di colore verde o nero. La scelta della tipologia di ombreggio varia in funzione dell’esposizione del terreno e della regione in cui avviene la coltivazione.

Il livello di ombreggiamento influisce da un lato sulla crescita della pianta, dall’altro sulle caratteristiche morfologiche ed ornamentali della fronda. Al crescere dell’ombreggiamento l’altezza della fronda aumenta, mentre diminuisce il numero di fillocladi totale e il numero di ramificazioni, pertanto gli internodi tendono ad allungarsi. Inoltre, aumenta la dimensione media dei fillocladi, ma non viene influenzata la loro forma.

Il colore della fronda è più chiaro con ombreggiamenti dal 70%-80%, è invece molto più scuro con ombreggio sopra il 90%.

La produzione di fronda in termini di peso risulta simile con ombreggiamenti che vanno dal 70%-80%, cala leggermente con ombreggiamenti del 85-90% mentre diminuisce in maniera consistente con ombreggi sopra il 90%. All’aumento dell’ombreggio sopra il 90% diminuisce il numero di fronde prodotte.

La temperatura influisce sia sulla velocità di accrescimento che sulla modalità di sviluppo dei singoli organi. La resistenza al gelo è accertata almeno fino a -5°C. Ad una temperatura di 6°C protratta per un certo periodo i turioni si allungano al ritmo di 4 cm al mese, mentre a 24°C l’allungamento è di 3-4 cm al giorno. A 6°C l’espansione dei fillocladi viene ritardata rispetto al normale sviluppo della fronda, cosicché la fase di turione si prolunga, producendo steli anche di 70-80 cm di lunghezza; le fronde che si sviluppano a questa temperatura sono molto vigorose con lunghezza a volte superiore a 1,2 m.

Una temperatura elevata favorisce la formazione di un maggior numero di gemme che via via differenziano la fronda al loro apice. Le fronde già differenziate all’interno delle gemme tendono a deperire dopo alcuni mesi di permanenza ad alta temperatura. È infatti necessario che le gemme siano sottoposte a basse temperature (vernalizzazione) affinché la differenziazione dei fillocladi giunga a termine e si abbia la formazione dei turioni. In condizioni normali di coltivazione, nel periodo freddo, si ha la vernalizzazione delle gemme formatesi in estate e l’emergenza della fronda a fine inverno, quando le crescenti temperature favoriscono un rapido allungamento dei turioni.

Ritmo di crescita ed asporti della pianta

Fra giugno e novembre si verifica un accrescimento del rizoma con massima intensità tra giugno e settembre, contemporaneamente avviene lo sviluppo dell’apparato radicale. Successivamente, tra dicembre e marzo si verifica una stasi nell’accrescimento della parte ipogea (sottoterra) con la pianta che si prepara ad emettere nuove fronde.

Di seguito le fasi di sviluppo della fronda e periodi dell’anno:

Inizio germogliamento: fine gennaio

Inizio levata: marzo – aprile

Distensione dei cladodi: aprile – maggio

Inscurimento (da verde chiaro a verde scuro): giugno

Maturazione: giugno – primi luglio

Quindi nel secondo semestre dell’anno abbiamo una situazione statica per quanto riguarda il peso della fronda, eccetto il periodo agosto-novembre in cui si ha l’accrescimento dei frutti. La pianta è quindi in crescita continua nel corso dell’anno; crescita che riguarda i vari organi col succedersi delle condizioni stagionali.

Concimazione

Fondamentale è la somministrazione della sostanza organica in superficie, utile a mantenere buone condizioni di struttura superficiale del terreno e condizioni microclimatiche favorevoli allo sviluppo del rizoma (parte del fusto sotterraneo che funge da radice). Di solito la somministrazione di sostanza organica viene eseguita con cadenza annuale a fine autunno-inizio inverno. Si consideri che il 5-10% dell’azoto somministrato attraverso la sostanza organica viene utilizzato effettivamente dalla pianta. Il periodo di maggiore utilizzo degli elementi nutritivi corrisponde alle fasi fenologiche che vanno dall’inizio della levata dei germogli alla distensione dei cladodi, momento in cui si produce gran parte della biomassa vegetale.

Per effettuare una concimazione di mantenimento precisa per l’appezzamento considerato è fortemente consigliabile fare un’analisi del terreno ad anni alterni per impostare un piano di concimazione che tenga conto effettivamente, in base alle asportazioni della coltura, di quello che il terreno già possiede e ciò che è necessario reintegrare.

Uno schema teorico di intervento per la concimazione del Ruscus potrebbe essere il seguente:

  • Novembre-dicembre: intervenire con un concime organico azotato a lento rilascio
  • Gennaio-febbraio: utilizzare concimi minerali o concimi organo-minerali
  • Marzo: concime minerale ad alto titolo di ferro e magnesio (elementi di fondamentale importanza per il verde ornamentale).

Modalità di raccolta delle fronde

L’emissione dei turioni comincia ad inizio primavera, la maturazione della fronda è completa ad inizio estate e questa si conserva in ottimo stato per lungo tempo, permettendo di estendere il periodo di raccolta per la maggior parte dell’anno secondo le richieste del mercato.

La raccolta viene effettuata a scalare, raccogliendo la fronda più matura (di colorazione più scura) per ogni pianta, fino a quando rimangono solo i nuovi germogli dell’anno successivo. È opportuno lasciare sulla pianta parte della vegetazione come “tiraggio” fino alla primavera successiva, per non deprimere troppo la vigoria della pianta. Se infatti le ultime fronde vengono raccolte prima che i nuovi getti raggiungano un certo sviluppo, le nuove fronde che si formano subiscono una riduzione di peso e di dimensione. Con taglio completo e precoce della vegetazione, prima del risveglio vegetativo, la produzione di fronde viene ridotta (circa il 60% in meno); ciò è imputabile ad una diminuzione di fronde emerse e ad una riduzione di peso delle medesime.

Nonostante ciò, gli agricoltori tendono a tagliare le ultime fronde vecchie della pianta già quando i turioni sono appena emersi, senza attendere il dispiegamento delle nuove fronde. Tale scelta è preferibile per due motivi:

  1. Perché i tagli in questo periodo limitano al massimo i danni meccanici sulle nuove fronde; raccogliendo tardivamente aumentano i rischi di rotture e danneggiamento dei nuovi turioni.
  2. Le fronde iniziano a mostrare segni di senescenza, con ingiallimento e perdita dei fillocladi, se raccolte tardivamente.

La raccolta delle nuove fronde inizia generalmente a metà luglio ma, a volte, per motivi di richiesta sul mercato, viene anticipata a giugno quando la pianta non ha ancora assunto la consistenza definitiva per cui, in questo caso, la deperibilità del prodotto raccolto è maggiore.

Le fronde, una volta selezionate in base alla loro lunghezza, vengono commercializzate a peso (da 250-500 grammi) oppure a stelo (decine).

In generale le fronde ornamentali sono un elemento indispensabile per la decorazione floreale. Ciò che ha determinato il successo del Ruscus sono i suoi steli ramificati, le sue foglie lanceolate, il suo intenso colore verde ma soprattutto la sua resistenza e durata come stelo reciso.

Articolo di Elisabetta Massi

FloraToscana alla 40aesima edizione della IPM di Essen

«IL NOSTRO

CUORE

BATTE

VERDE»

Flora Toscana

FloraToscana è lieta di annunciare la sua partecipazione alla 40ª edizione della fiera IPM di Essen, in Germania, che avrà luogo dal 23 al 26 Gennaio 2024. Questo evento rappresenta un’opportunità straordinaria per condividere la bellezza e la qualità dei nostri prodotti con un pubblico internazionale.

Il nostro stand sarà un luogo di ispirazione e innovazione, dove i visitatori potranno immergersi in un atmosfera piena di colori e di profumi dei nostri prodotti.

Il nostro staff vi darà il benvenuto pronto a condividere la sua profonda conoscenza sulle piante e sui fiori e a rispondere a tutte le vostre domande e curiosità.

La speciale edizione-anniversario all’insegna del motto “Unser Herz schlägt grün” (In noi batte un cuore green) ha in serbo numerose novità per il pubblico specializzato internazionale. Forum di discussione, congressi, concorsi, tour guidati, live show, mostre speciali e altri eventi collaterali mettono al centro della scena del settore verde tematiche di attualità, offrono nuova ispirazione per il prossimo anno di esercizio e numerose opportunità di networking.

Fonte: https://www.ipm-essen.de

Vi aspettiamo per unirvi a noi in questo straordinario evento – HALL 2 – STAND A15

Incontro aziendale e cena di fine anno Flora Toscana

Una serata di festa e condivisione per i soci e i collaboratori di Flora Toscana.

Il 14 dicembre 2023, in una cornice suggestiva come quella del ristorante Santa Caterina – San Lorenzo a Pescia, si è tenuta la cena di fine anno di Flora Toscana.

All’evento hanno partecipato, in qualità di ospiti, Sara Guidelli, direttore generale di Legacoop Agroalimentare, Sandro Massei, category manager di Unicoop Firenze, e Sergio Soavi, coordinatore delle filiere agricole di Legacoop Toscana.

La serata è stata aperta dal presidente di Flora Toscana, Ugo Conforti, e dal direttore Simone Bartoli, che hanno illustrato i risultati conseguiti nel 2023, il piano di investimenti per il 2024 e hanno ringraziato soci e collaboratori per l’impegno e la professionalità dimostrati nel corso dell’anno.

Nel corso dell’incontro con gli ospiti, si è discusso del valore della filiera cooperativa e dell’importanza della collaborazione tra le diverse realtà del mondo cooperativo. E’ stato inoltre analizzato il trend del settore Piante & Fiori, soprattutto nella grande distribuzione, e suo posizionamento in Italia e all’estero. La tendenza in Italia è quella di un mercato in crescita, di un settore ritenuto dai retailer, per valori legati alla bellezza, al benessere e alla sostenibilità, sempre più strategico e che può dunque contribuire a migliorare l’esperienza di acquisto dei consumatori.

La cena a seguire si è svolta nelle due sale del ristorante,  addobbate dalla nostra designer Sara con fiori meravigliosi che,  con i loro colori e profumi, hanno contribuito a creare un’atmosfera festosa e accogliente. La cena è stata un momento di gioia e condivisione per tutti i partecipanti, soci e collaboratori di Flora Toscana hanno avuto l’opportunità di festeggiare insieme i successi dell’anno e di guardare al futuro con rinnovato entusiasmo.

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