Camelie Toscane dell'Ottocento • Flora Toscana Soc. Agr. Coop.
Camelie Toscane dell’Ottocento

Camelie Toscane dell'Ottocento

Il Progetto

Per la Cooperativa Flora Toscana, che ha sede fra Lucca e Firenze ed è profondamente legata al territorio, il riprodurre e coltivare tali antiche varietà è, oltre che una opportunità di lavoro per coltivatori locati in zone vocate, un’azione per salvare dall’erosione genetica un patrimonio che rappresenta un’importante fetta della propria storia. Le Camelie Toscane dell’Ottocento sono nate ed ottenute in Italia e sono varietà che meglio si adattano ai climi europei, con un’ottima fioritura, non soffrono della cuduta dei boccioli prima dell’apertura e possono resistere meglio alle nostre estati ed i nostri inverni. Flora Toscana garantisce un alto standard qualitativo insieme ad un rispetto delle pratiche ambientali in quanto ha recentemente ottenuto la certificazione Global Gap per tutta la propria produzione di piante in vaso.

Cenni Storici

Camelia Japonica

La Camellia japonica L. (famiglia Theaceae) è una pianta a portamento arboreo-arbustivo originaria del Giappone e della Cina, dove è coltivata fin da epoche antichissime. Fu importata in Europa, precisamente in Inghilterra, poco prima del 1747, ed in pochi anni questa pianta ebbe una diffusione velocissima scatenando una moda ed una mania pari forse a quella per i tulipani nel XVI – XVII secolo, grazie anche al romanzo di Dumas “La Signora delle Camelie” scritto nel 1848 e alla Traviata composta da Verdi nel 1853. In Italia, la prima pianta ufficialmente messa a dimora è stata la “Celebratissima” nel parco della Reggia di Caserta intorno al 1760. Da Caserta la moda e la passione per questa pianta si diffuse in pochi anni per tutta l’Italia, coinvolgendo tanti amatori soprattutto nelle fasce più alte ed abbienti della popolazione, e la facilità di ibridazione e di mutazione spontanea spinse tanti a cercare di ottenere nuove varietà. Il punto focale per l’Italia, grazie all’opera di grandi vivaisti e membri della nobiltà affascinati da questo fiore, fu Firenze. A ruota seguono Milano, con la collezione del Dottor Sacco (12.000 piante oggi non più esistenti a causa dello sviluppo urbano della città) Roma, Brescia, il Lago Maggiore e Genova, Lucca e Capannori (LU). La longevità della Camelia ha permesso di perpetuare fino ad oggi le storiche gloriose cultivar ottocentesche. A loro è legato un secolo di storia, uno dei più particolari, che ha avuto l’unità d’Italia nel suo cuore, una nobiltà decadente che cercava il lusso in questi fiori esotici, finchè la modernità e le guerre del ventesimo secolo spazzarono via tutto, facendo cadere la Camelia e la sua moda in completo oblio. Fortunatamente, in zone a clima favorevole come la Lucchesia ed il Verbano le vecchie piante si mantennero, passando indenni le due guerre e negli anni ottanta-novanta del novecento cominciarono ad essere nuovamente apprezzate, ammirate, ed adesso contano una schiera nutrita di amatori in tutto il mondo.

 

 

Ritratto di Madame Marie Duplessis alla quale A. Dumas si è inspirato per “La Signora delle Camelie” dove la protagonista assume il nome di Marguerite Gautier.
Ritratto di Madame Marie Duplessis alla quale A. Dumas si è inspirato per “La Signora delle Camelie” dove la protagonista assume il nome di Marguerite Gautier.

 

 

 

firenze
Veduta antica di Firenze

Le Camelie

in Toscana

La Toscana è stata fin dalla fine del 1700 e per tutto il secolo successivo una delle regioni italiane che contava il maggior numero di appassionati e coltivatori di Camelia. Firenze è stata la capitale con le collezioni più famose come quelle del Marchese Ridolfi, nella tenuta di Bibbiani in Empoli, quelle del Professor Emilio Santarelli e del Cavalier Franchetti. Non minori quelle dei Conti Bouturlin, dei Franco, dei Rossi, dei Guicciardini, dei Gattai, dei Luzzati, dei Magnani, dei Sodini ecc. I vivaisti famosi nel periodo con sede in Firenze erano i Burnier-Grilli, gli Arnaud, i Franchetti, i Luzzati, i Pagliai, i Mercatelli e gli Scarlatti, nelle cui “stufe” coltivavano il più ricco assortimento possibile di camelie toscane ed europee. Purtroppo le collezioni fiorentine oggi non sono visibili e molte sono andate sicuramente perdute, anche a causa del terreno fiorentino non ottimale ed il clima non del tutto adatto a questa pianta, che per questo veniva coltivata in vaso. La Lucchesia ha anch’essa avuto i suoi amatori come i Torrigiani, i Buonvisi, i Balbani, i Burlamacchi, i Mansi, i Garzoni Venturi ed altri. Nel Capannorese i Borrini e gli Orsi. Grazie ai cataloghi dei vivaisti del diciannovesimo secolo, dopo l’oblio delle guerre e del boom economico, gli studiosi sono riusciti a classificare e riconoscere le antiche cultivar ed a nominare le vecchie piante esistenti.

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